Il mio primo scavo … il mio primo amore

Ciao a tutti,

oggi vi volevo raccontare del mio primo scavo archeologico, avvenuto nel 2009, quello della Pieve di Santa Reparata (FC-Italy).

Questo scavo non solo mi ha fatto capire quanto amassi realmente l’archeologia e lo scavo, ma mi ha fatto innamorare del Medioevo, della cristianizzazione nelle campagne e delle sepolture, anche se in questo scavo ancora non sapevo quanto realmente amassi queste ultime XD.

I primi giorni mi sentivo realmente un pesce fuor d’acqua, come una bambina che affrontava il primo giorno di scuola. Già ero al primo anno di Università, e quindi mi stavo ambientando ad una nuova routine, una nuova città ed a nuove persone, mancava solo essere anche una matricola di scavo, ciò mi mandava realmente in ansia da prestazione, e più vai in ansia e più non ti senti adatto.

Ma come in tutte le situazioni mi sono ambientata nel giro di pochi giorni, non solo a vivere con tanti estranei più grandi di me, ma anche al lavoro di cantiere, dimostrando tanta forza sia di volontà che fisica, nonostante fossi veramente magra al tempo … ma come si sa in archeologia non è una questione di forza, ma una questione di leve.

Questo è stato il mio primo grande amore che porterò per sempre nel mio cuore. Questo scavo era così completo che è stato il miglior scavo didattico al quale ho partecipato, e nel quale mi sono potuta cimentare anche nel disegno manuale ed in tecniche che adesso sarebbero definite “obsolete” ma che sono alla base di tutte le tecniche innovative di documentazione utilizzate in questi ultimi anni.

Proprio per queste ragioni al terzo anno dell’Università ho deciso di fare la tesi di laurea triennale proprio sulla Pieve di Santa Reparata, concentrandomi in particolar modo sullo studio delle sepolture, sia dal punto di vista tafonomico e sia dal punto di vista fisico.

Breve riassunto delle campagne di scavo.

La Pieve di Santa Reparata è situata tra gli abitati di Terra del Sole e di Castrocaro Terme (FC).

Lo studio della Pieve è stato articolato in due campagne di scavo, condotte nel 2006 e nel 2009.

Suddetta Pieve è un’attestazione di rilevanza notevole nel panorama architettonico romagnolo. Questo perché nonostante i cambiamenti di finalità d’uso dell’edificio di culto, l’impianto originario e le caratteristiche peculiari dell’arte romanica sono presenti in modo evidente.

Lo scavo archeologico del 2006 ha evidenziato la presenza di una realtà insediativa complessa, caratterizzata dall’occupazione prolungata del sito a partire dall’Età Romana. Infatti a questa fase è da ricondurre la presenza di un piccolo ambiente absidato, probabilmente da ricollegare una più vasta villa rustica. Ascrivibile alla tarda antichità è la costruzione di un edificio di culto a pianta cruciforme, articolato in una navata centrale culminante in un’abside circolare a cui si innestano due ambienti laterali. All’interno ed all’esterno della chiesa è presente un’area cimiteriale databile al VI-VII secolo. La chiesa cruciforme rimane in uso per lungo tempo, tanto da essere identificabile con la pieve altomedievale menzionata nelle fonti scritte di X secolo.
Durante la fase medievale la pieve si articola in un impianto a tre navate scandite da sei campate sorrette da cinque coppie di pilastri cruciformi; inoltre è presente un’area cimiteriale in adiacenza alla facciata ed alla navata settentrionale.

La successiva fase romanica è testimoniata dalla presenza delle tracce di una vasta cripta originariamente posta al di sotto del presbiterio della navata centrale ma probabilmente presente anche nella parte terminale delle navate laterali. Durante la costruzione della pieve viene realizzato un impianto per la fusione di campane nell’area della navata antistante alla cripta.

Nel corso del Rinascimento la Pieve subì la drastica riduzione dei volumi ad una sola parte della navata centrale, che venne decorata con un ciclo di affreschi, ed un presbiterio rialzato enfatizzato da una scalinata e da capitelli in pietra serena a motivo floreale a sorreggere la volta a crociera di copertura.

La consacrazione della omonima chiesa parrocchiale di Santa Reparata, nel corso del XVII secolo, all’interno della cittadella medicea di Santa Reparata segnò probabilmente la fine della pieve rurale che venne progressivamente demolita e destinata ad uso abitativo ed agricolo.

Bibliografia

Sources

Margherita C., 2012, The burials of the parish of Santa Reparata (FC), Bachelor thesis, University of Bologna

http://www.fastionline.org/

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